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CINEMA MODERNO

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XXIX^ Rassegna Teatro Amatoriale 2017-18
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MERCOLEDI' 1° NOVEMBRE - ORE 17.30 - 21

GIOVEDI' 2 NOVEMBRE - ORE 21

 

L'ALTRA META' DELLA STORIA

Tony Webster è un settantenne divorziato che possiede un negozietto in cui si vendono e riparano vecchia macchine fotografiche. È divorziato e ha una figlia che sta per partorire in seguito a un'inseminazione artificiale perché non vuole aver un partner. Un giorno Tony riceve una lettera da uno studio notarile che l'informa che la madre di Veronica, una sua fiamma dei tempi del liceo, gli ha lasciato un diario in eredità. Il lascito è ora nelle mani della donna. Il passato torna ad affacciarsi nella vita dell'uomo.

Ritesh Batra, dopo il successo ottenuto con l'acuto e sentimentale Lunchbox, realizza un film decisamente molto british ma non per questo meno interessante.

Se nel film precedente utilizzava il cibo come trait d'union tra due persone che non si conoscevano ma finivano con il desiderare di incontrarsi, qui mette il suo protagonista a confronto con un passato che di fatto non conosce avendo voluto relegarlo in quella terra oscura che è il rimosso. Il film si basa su un romanzo di Julian Barnes del 2011 e si muove costantemente su un doppio binario tra presente e passato. Nell'oggi c'è la vita immersa nella quotidianità e nella prevedibilità più assolute in cui anche la figlia madre in proprio viene vista da Tony come parte di un quadro senza tinte accese. Finché non arriva una lettera che sposta i termini della questione. Vedere entrare in gioco Charlotte Rampling nel ruolo di Veronica anziana fa scattare un quasi inevitabile rimando a 45 anni di Andrew Haigh perché anche in quel caso una lettera rimetteva in discussione degli equilibri apparentemente ormai acquisiti in via definitiva.

Il punto di forza di questo film dalla struttura e dalla recitazione che potremmo definire 'classiche' è dato dal continuo confronto tra l'esplorazione a tentoni del mondo compiuta nell'adolescenza e lo sforzo di garantirsi un modus viventi privo di scosse nell'età matura. Dalla gabbia delle scuole superiori gli studenti sono pronti per entrare nella più grande gabbia dell'università e intanto si guardano intorno cercando di trovare un filo di Arianna nel labirinto dei sentimenti e del rapporto con la Cultura e con la Storia (quella dei singoli e quella dei popoli). Ma i sentimenti accesi e le frustrazioni altrettanto difficili da controllare anche (e soprattutto) sul piano della sessualità possono produrre reazioni tanto aspre da lasciare segni indelebili a cui non è facile attribuire quel 'senso di una fine' a cui fa riferimento il titolo originale.

Regia di Ritesh Batra. Un film con Jim BroadbentCharlotte RamplingHarriet WalterMichelle DockeryMatthew Goode.Cast completo Titolo originale: The Sense of an Ending. Genere Drammatico - Gran Bretagna2017durata 108 minuti. Uscita cinema giovedì 12 ottobre 2017 distribuito da Bim Distribuzione.

 

SABATO 4 NOVEMBRE - ORE 17.30

DOMENICA 5 NOVEMBRE - ORE 15.30

 

EMOJI - ACCENDI LE EMOZIONI

Gene è un emoji, ovvero una di quelle faccine con cui si comunicano i propri stati d'animo attraverso il computer o lo smartphone. A lui è toccata l'espressione "bah", indice di perplessità e disincanto: la stessa che i suoi genitori esibiscono da sempre, con serena accettazione. Ma per Gene un'espressione sola non basta, soprattutto perché sa che, al contrario di tutti gli altri emoticon, lui ne possiede una grande varietà. Quando Smile, la perfida (ma sempre sorridente) capobanda della tribù degli emoji che popolano il cellulare di Alex, un liceale la cui vita gira intorno al suo smartphone, si rende conto dell'anomalia che caratterizza Gene, lo classifica immediatamente come un "difettoso" da eliminare.

Da quel momento inizia la grande fuga di Gene attraverso lo schermo del cellulare di Alex, entrando e uscendo dalle App insieme ad Hi-5, l'emoji del "dammi il cinque" che vorrebbe tornare ad essere fra i preferiti di Alex, e a Rebel, una hacker che sogna di fuggire nel Cloud dove potrà essere chiunque lei voglia.

Da questa descrizione è già evidente che, per immedesimarsi nella vicenda di Emoji - Accendi le emozioni, bisogna avere una conoscenza almeno rudimentale dei meccanismi e del vocabolario del web e della telefonia tecnologicamente avanzata. Chiunque non sia nativo digitale (come il regista-sceneggiatore, classe 1967) probabilmente si identificherà solo negli emoticon qui definiti "anziani", ovvero quelli disegnati solo con i caratteri tipografici della tastiera. I più giovani, dai bambini ai millennial, si sintonizzeranno invece perfettamente con l'universo raccontato dal film e anticiperanno l'ingresso nelle singole App, riconoscendole dall'icona e dal sonoro prima ancora che Gene e compagni le nominino ufficialmente. 
L'animazione è adeguatamente spartana e ipercolorata, e riproduce esattamente il look a metà fra il kitch e il kawaii (neologismo da youtuber che si traduce con "carino e coccoloso") dei nostri I-phone e i nostri social. I simboli diventano personaggi e alcuni, come Mr. Cacca e Scompiscio, sono fatti apposta per solleticare la risata dei più piccoli. La trama però si preoccupa di sottolineare il valore dei rapporti umani diretti invece di quelli mediati dalla tecnologia, tanto per Alex, adolescente in piena crisi di crescita e con una cotta inespressa per una compagna phone-addicted quanto lui (ma l'obiettivo finale resta il ballo di fine anno, come nelle commedie rosa anni Cinquanta), quanto per Gene (che in italiano ha la voce di Tiziano Ferro) e compagni, che devono capire bene chi sono e comportarsi di conseguenza.

I loro nemici, come quelli del nostro pc, sono troll, virus, spam, e soprattutto il dito indice che ha il potere di azzerare in un solo gesto tutti i contenuti. I loro universi, come quelli di molti di noi, sono Candy Crash e Youtube, Facebook e Just Dance, Spotify e Instagram. Se non siete abituati a frequentarli, questo film non fa per voi. Per tutti gli altri il divertimento è assicurato.

Regia di Tony Leondis. Un film con T.J. MillerJames CordenIlana GlazerSteven WrightAnna FarisSofía VergaraCast completo Titolo originale: The Emoji Movie. Genere Animazione - USA2017durata 86 minuti. Uscita cinema giovedì 28 settembre 2017 distribuito da Warner Bros Italia

SABATO 4 NOVEMBRE - ORE 21

DOMENICA 5 NOVEMBRE - ORE 17.30 - 21

 

L'UOMO DI NEVE

Un ragazzo viene abbandonato da un padre violento e insensibile, mentre la madre si suicida: con lui resterà solo un pupazzo di neve, inquietante presagio di orrore e infelicità. Un poliziotto della Omicidi, celebre per i casi impossibili risolti con successo, riceve un messaggio scritto da un certo "uomo di neve", che ha tutta l'aria di una minaccia incombente.
Capita spesso che le aspettative createsi attorno a un film siano tali da generare una delusione a visione avvenuta. Tuttavia accade assai di rado che la sproporzione tra attese e risultato raggiunga i livelli di L'uomo di neve di Tomas Alfredson.

Sulla carta la trasposizione dal best seller di Jo Nesbo sembrava avere tutto: un cast eccellente, tanto nei protagonisti che nei comprimari; un regista dal curriculum immacolato; un'ambientazione suggestiva. Nei fatti bastano pochi frame di un incipit destabilizzante per lasciar intendere che qualcosa non è andato per il verso giusto.

La macchina da presa sembra da subito incerta, priva di una guida salda: i molti primi piani e il montaggio enfatico sembrano suggerire una scelta stilistica, ma la qualità delle scene successive, come l'auto vista da dietro, lanciata a rotta di collo sul ghiaccio, o la morte della matrigna, desta sgomento. Uno sconforto che diviene certezza, man mano che la storia si dipana. Le difficoltà e i ripensamenti che hanno caratterizzato L'uomo di neve - la direzione in un primo momento era affidata a Martin Scorsese, poi a Morten Tyldum, prima di arrivare, diniego dopo diniego, ad Alfredson - emergono con la chiarezza cristallina di una sceneggiatura riscritta troppe volte, forse transitata da troppe mani. Alfredson, irriconoscibile, si adagia ben presto su una routine da mystery convenzionale, che abbandona il "come" per dedicarsi esclusivamente al "cosa": a tenere desto l'interesse del giallista interiore, che alberga in ognuno di noi, rimane solo l'identità dell'assassino. Ma anche questa è intuibile con poco sforzo già a metà film: il profilo psicologico e le fattezze dell'assassino lasciano infatti pochi dubbi in merito, complice qualche inquadratura di troppo del killer di spalle.

Al di là del personaggio di Fassbender/Harry Hole, detective che - come recita il manuale del bravo investigatore da B movie - è impossibilitato a condurre una vita familiare serena, dipendente dall'alcol e solitario, nessun altro personaggio viene tratteggiato a sufficienza per creare una minima empatia con lo spettatore di L'uomo di neve. Questo nonostante la presenza di volti come Gainsbourg, Simmons, Kilmer e Sevigny, star che sembrano giunte sul set per caso, o perché accorse in seguito a una richiesta di soccorso, lanciata da un regista in difficoltà. Suggestivo il paesaggio norvegese, benché l'effetto cartolina sia costantemente dietro l'angolo, fino al sospirato epilogo in cui la vicenda cede definitivamente al farsesco involontario. Sotto i ghiacci de L'uomo di neve forse si nasconde il film che Alfredson voleva girare, ma quel che è emerso in superficie richiede ben più di una carota e dei chicchi di caffè per assumere fattezze umane.

Regia di Tomas Alfredson. Un film con Michael FassbenderRebecca FergusonCharlotte GainsbourgChloë SevignyVal KilmerCast completoTitolo originale: The Snowman. Genere Drammatico - Gran Bretagna2017durata 119 minuti. Uscita cinema giovedì 12 ottobre 2017 distribuito da Universal Pictures.

GIOVEDI' 9 NOVEMBRE - ORE 21

 

APPUNTAMENTO AL PARCO

Emily è una vedova americana che vive in una bella casa nel sobborgo londinese di Hampstead sommersa dai debiti che le ha lasciato in eredità il marito e ai quali non sa come fare fronte, visto che non ha mai lavorato un giorno in vita sua, se non come dama della carità. Di fronte al suo appartamento c'è il parco di proprietà di un ospedale fatiscente che un'altra inquilina, sposata ad un avido imprenditore immobiliare, vuol fare abbattere per costruire sui terreni una serie di appartamenti di lusso. Peccato che in quel parco viva da anni un uomo misterioso, l'irlandese Donald, che si è costruito una baracca e provvede autonomamente alle proprie necessità di vita, dal cibo all'energia elettrica. Un giorno Emily vede Donald dalla finestra, e da quel momento la sua vita non sarà più la stessa.

Il regista inglese Joel Hopkins tenta di bissare il successo indie ottenuto qualche anno fa con Oggi è già domani, insolita commedia romantica che faceva incontrare l'americano Dustin Hoffman e l'inglese Emma Thompson, e ripropone una storia d'amore Usa-Gran Bretagna in età avanzata con una misura di grazia e una coppia di interpreti di ottimo livello: Diane Keaton nei panni di Emily e Brendan Gleeson in quelli di Donald.

E la scelta degli attori è senz'altro la mossa più riuscita del regista, soprattutto perché Diane Keaton con gli anni diventa sempre più raffinata e gradevole, e qui regala una tenerezza senza tempo alla sua fragile ma indomita protagonista dai capelli candidi. 

La trama però è eccessivamente esile ed edulcorata, soprattutto se si considera che il vero tema del film è davvero importante: le difficoltà delle persone di fronte a un mercato immobiliare sempre più intento a lucrare sulle disgrazie del prossimo. Anche il tema conseguente (e di scottante attualità) dell'occupazione abusiva di suolo pubblico viene trattato con estrema superficialità: Hopkins arriva persino a fare riferimenti espliciti a Karl Marx, apparentemente nume tutelare di Donald, senza però andare mai a fondo sulla dimensione politica della storia che racconta, e preferendo dare spazio solo all'intrinseca piacevolezza dei suoi protagonisti e alla loro romantica alleanza.

La storia di Appuntamento al parco si basa su quella reale di un certo Henry Hallowes, processato nei tribunali inglesi come squatter: un uomo che, ci fa sapere il film, ha "vissuto come voleva", e si affratella a personaggi recenti del grande schermo, come ad esempio Captain Fantastic, nel presentare un modello di vita radicalmente alternativo al consumismo imperante. Ma la sceneggiatura di Robert Festinger (già autore del ben più profondo In the bedroom) si limita a sfiorare i grandi temi che solleva, e lascia ai due protagonisti l'onere di fare sembrare realistica una vicenda piuttosto improbabile.

Regia di Joel Hopkins. Un film con Diane KeatonBrendan GleesonLesley ManvilleJames NortonJason WatkinsCast completo Titolo originale: Hampstead. Genere Drammatico - Gran Bretagna2017durata 102 minuti. Uscita cinema giovedì 14 settembre 2017 distribuito da Bim Distribuzione.

SABATO 11 NOVEMBRE - ORE 21

DOMENICA 12 NOVEMBRE - ORE 17.30 - 21

 

AMMORE E MALAVITA

Don Vincenzo Strozzalone, 're del pesce' e boss camorrista, scampa a un attentato e decide di cambiare vita. Stressato e braccato da criminali e polizia, si finge morto per ricominciare altrove con donna Maria, la consorte cinéphile che trova la risoluzione a tutto nelle trame dei film. Ma il suo segreto, condiviso dalla moglie e dai fedeli Ciro e Rosario, ha il fiato corto. Fatima, una giovane infermiera, ha visto quello che non doveva vedere. L'ordine adesso è di eliminarla. Ciro è il primo a trovarla, risparmiandole la vita. Perché Fatima è il suo primo grande amore. Un amore perduto ma mai dimenticato. Messa in salvo la fanciulla, Ciro deve rispondere della sua insubordinazione. Davanti a Napoli, a don Vincenzo e alla sua malafemmina.

Da Scampia a Posillipo, passando per il rione Sanità e il porto di Pozzuoli, Napoli nel film dei Manetti agisce come un'amante: stordisce e innamora.

E gli amanti sono il cuore e la voce di Ammore e malavita, dove la parola canta e le canzoni recitano, celebrando Napoli, il suo splendore e le sue miserie, la sua umanità irriducibile e barocca. Allacciati dalle manette di un sentimento ostacolato, Serena Rossi e Giampaolo Morelli sono i due volti di una stessa medaglia. Lei infila la maschera della commedia, lui quella della tragedia. Come se Serena Rossi avesse preso il sole e Giampaolo Morelli l'ombra. Alla sua Fatima le parole liriche e sonore, a Ciro il silenzio musicale e attonito. A lei la rotondità, la plasticità e la napoletanità debordante, a lui una fitta tranchant, nera, melanconica, recondita. Perché a Napoli è sempre una questione di doppio, di specchio. Di amanti (Fatima e Ciro) o 'fratelli' (Rosario e Ciro) contrari e inseparabili. 

Teatro en plein air, Napoli è per la seconda volta protagonista del cinema degli autori romani (Song'e Napule), concentrato sulla lingua, il gesto, la tradizione popolare, il sottogenere, la performance e rielaborato in qualcosa che avvicina il concetto di opera d'arte totale. Un'esperienza pre-estetica dell'espressione artistica in cui ogni manifestazione umana è fusa insieme. Musica, danza, pittura, scultura, narrazione, teatro, cinema, recitazione si fondono in maniera indistinta e primordiale nella sceneggiata sentimentale dei Manetti, liberando a pieno campo la creatività da ogni forma di costrizione dei singoli mezzi espressivi.

Flusso di coscienza magmatico, Ammore e malavita mette la sceneggiata in musical e reintroduce il cinema napoletano nel circuito nazionale. Esotismo di se stesso ieri, il film-sceneggiata allarga la sua azione a temi e mercati più vasti scartando la solitudine e l'emarginazione. In quella città aperta e organica, dove la vita non esiste senza la sua rappresentazione e la rappresentazione non esiste senza la vita, i Manetti pescano la maniera singolare in cui lingua e corpo giocano assieme. Materia benedetta che osservano instancabilmente per apprendere il proprio mestiere. 

Ma Ammore e malavita non è un tributo archeologico alla sceneggiata, la cui popolarità è direttamente proporzionale alle lacrime versate. Marco e Antonio Manetti, prestanti già nel nome che li chiama, rovesciano energicamente il sadismo sentimentale del genere, quella maniera di porsi di fronte alla realtà, tragico e rassegnato. Ciro, o'ninja, si è formato alla scuola di donna Maria, cinefila onnivora che gli ha fornito con le visioni del cinema americano, la competenza pratica di un duro a morire. E Ciro non muore, rigenerando coi suoi autori l'immaginario e speculando (musicalmente e filosoficamente) sull'immaginario 'inguaribile' di "Gomorra" (libro, film, serie tv) nella trascinante pop robbery di Scampia. 

Le canzoni di Nelson, cantautore napoletano, incarnano simbolicamente la maturità della musica napoletana, armonizzando tradizione e nuove tendenze, attaccamento alla città e proiezione verso un pubblico nazionale, tutto questo senza necessariamente cantare in italiano. Le note di Nelson non spuntano la crudezza della descrizione ambientale ma non smettono di cercare il sole nel buio cantato da Pino Mauro ("Chiagne femmena"), rivale storico di Mario Merola e portatore neomelodico di onore e guapparia. Gestendo magnificamente lo scarto tra verosimile e onirico, ovvero tra quotidiano e cantato, i Manetti realizzano un'opera eccitabile in cui confluiscono le loro passioni cinematografiche. Ma il richiamo a una canzone ("What A Feeling") o a una sequenza servono per congegnare meglio l'idea. 

Le citazioni, che si ricordano anche di Dory, la pesciolina amnesica della Pixar, diventano veri e propri mattoni su cui si edifica il loro musical. Un rocambolesco viaggio sentimentale tra flânerie marittime e ballate interiori che respinge il delitto d'onore e riprende in maniera critica la canzone napoletana (e la sua sceneggiata), che si fa modello per nuove composizioni. Con i Manetti il cinema napoletano spara (con la Beretta) alle sue convenzioni e trova possibilità espressive fino ad oggi inedite. Bang!

Regia di Antonio ManettiMarco Manetti. Un film con Giampaolo MorelliSerena RossiClaudia GeriniCarlo  BuccirossoRaizFranco RicciardiCast completo Genere Musical - Italia2017durata 134 minuti. Uscita cinema giovedì 5 ottobre 2017 distribuito da 01 Distribution.

MARTEDI' 14 NOVEMBRE - ORE 21                                Ingresso unico € 4,50

 

BARBIANA '65 

La lezione di Don Milani

 

Il recupero integrale del materiale filmato girato dal regista Angelo D'Alessandro nel dicembre del 1965 a Barbiana, protagonisti don Lorenzo Milani e i suoi allievi, mostra alcuni momenti e aspetti fondamentali della Scuola di Barbiana: la scrittura collettiva, la lettura dei giornali, i ragazzi più grandi che insegnano a quelli più piccoli. Ma c'è anche il lavoro manuale svolto dai ragazzi. Intorno a queste immagini del 1965 si sviluppa il racconto con le testimonianze di Adele Corradi, l'insegnante che ha vissuto l'esperienza di Barbiana con don Lorenzo, di Beniamino Deidda, ex Procuratore Generale di Firenze che dopo la morte di don Lorenzo ha continuato a insegnare ai ragazzi della scuola di Barbiana, e Don Luigi Ciotti.

Ci sono documentari che rievocano con abbondanza di materiali d'epoca un periodo storico o l'attività di una persona che ha lasciato un segno in uno dei campi dell'avventura umana. Ce ne sono altri che testimoniano la continuità di un pensiero e di un'azione. Barbiana '65 appartiene a questa categoria.

Non siamo solo di fronte ad immagini rare di un uomo che ha offerto, soffrendo l'emarginazione, una spinta fondamentale al rinnovamento della Chiesa e della cultura più in generale partendo da un paesino dove ancora oggi (nonostante i numerosi visitatori) non c'è un bar che speculi sulla sua figura. Una figura che, a causa della sua innata ritrosia, aveva impedito di riprendere nonostante numerose richieste. Perché si trattava di sguardi 'esterni' mentre D'Alessandro prima vive e osserva la vita della comunità e poi, 'passato l'esame', viene autorizzato a riprendere. 

Vediamo così un uomo tanto preciso e puntuale nel denunciare le storture e le connivenze di Chiesa e società quanto impacciato nei confronti della macchina da presa quando deve leggere dei passi della sua lettera ai giudici, inviata e resa pubblica perché processato, con l'accusa di apologia di reato, in seguito alla sua "Risposta ai cappellani militari". Ciò che emerge da questo importante documento è l'amore per gli ultimi senza i quali non si può costituire una comunità di fede. "La parola è la chiave fatata che apre ogni porta" per don Milani e il Potere (con la P) lo sa e cerca di escludere coloro che ritiene inferiori.

Don Milani in una mano aveva il Vangelo e nell'altra la Costituzione e voleva fare dei suoi ragazzi dei 'cittadini' con piena dignità capaci quindi di comprendere la Parola e non solo di recitare frasi (per loro) prive di significato. Era una scuola dura la sua, senza compromessi. Quando, verso la fine del documentario, si vede una figura vestita di bianco che si avvicina alla sua tomba si comprende che, attraverso un papa anche lui 'scomodo', si concretizzano le parole di Adele Corradi che afferma che Don Lorenzo Milani non va 'ricordato' ma va 'sfruttato' per continuare a tenere vivo e concreto il suo messaggio in un presente in cui le discriminazioni non mancano. È il messaggio di un uomo che ha voluto essere legato alla terra per poter parlare del cielo. Così come ha voluto essere sepolto: con gli scarponi ai piedi e i paramenti sacri indosso.

Regia di Alessandro D'Alessandro. Un film Genere Documentario - Italia2017durata 94 minuti. Uscita cinema lunedì 16 ottobre 2017 distribuito da Cinecittà Luce.

GIOVEDI' 16 NOVEMBRE - ORE 21

 

L'INCREDIBILE VITA DI NORMAN

New York. Norman Oppenheimer si qualifica come uomo d'affari. La sua vita consiste nel cercare di soddisfare le necessità altrui sperando di ricevere in contraccambio rispetto e ammirazione. Un giorno riesce ad avvicinare un uomo politico israeliano e a comprargli un costoso paio di scarpe. Quando diverrà il premier del suo Paese Norman potrà ricevere quella considerazione che ha sempre desiderato. Ma per quanto?
Le radici di questo film affondano nella storia della cultura ebraica e nella letteratura. Joseph Cedar, che è nato a New York ma dall'età di sei anni vive a Gerusalemme, ha studiato la figura dell' "Ebreo cortigiano" cioè di colui che mette il suo talento al servizio di un potente per poi ritrovarsi vittima di invidie e ostilità. È un personaggio che si trova nella Bibbia (vedi Giuseppe e il Faraone) per poi ripresentarsi nel "Mercante di Venezia" di Shakespeare, nel Fagin dell'"Oliver Twist" dickensiano o nel Leopold Bloom dell'"Ulisse" di Joyce.

Come trasferire nell'attualità questa figura quasi archetipa? Trasformandolo in un 'faccendiere', una persona che aiuta gli uomini di potere ad ottenere ciò che vogliono ma a cui non possono arrivare direttamente. Non molti registi e produzioni avrebbero pensato a Richard Gere per questo ruolo.

Cedar lo ha fatto e ha centrato l'obiettivo. Gere si cala nei panni e nella psicologia di Norman con un mimetismo straordinario. Nei panni perché la sua eleganza ha sempre dei tratti di inadeguatezza; il suo cappotto, le sue camicie , la sua giacca non sono mai 'davvero' giusti. Così come non lo è mai il credito che si attribuisce millantando conoscenze e contatti ai livelli più elevati del mondo degli affari. Ma Norman non è un imbroglione con il cosiddetto pelo sullo stomaco. È un uomo profondamente solo che ha bisogno, per sentirsi vivere, di essere accettato e riconosciuto come necessario dagli altri. Questo comporta frustrazioni (quando le sue supposte relazioni si rivelano inesistenti) ma anche momenti di esaltazione e di trionfo quando chi detiene il potere lo ammette nella propria cerchia ristretta. Chi però dipende dall'approvazione altrui, dal bisogno che gli altri hanno dei suoi servigi (reali o presunti che siano) non assurge mai, anche se si illude che non sia così, alla dignità di persona. Perché è solo trovando la giusta misura di autostima che un essere umano può riconoscersi come tale oppure compiendo scelte che dipendano esclusivamente da se stesso. Norman si troverà ad affrontare la questione e dovrà prendere una decisione che coinvolgerà molti di coloro per i quali si è messo in gioco.

Regia di Joseph Cedar. Un film con Richard GereLior AshkenaziMichael SheenSteve BuscemiCharlotte Gainsbourg.Cast completo Titolo originale: Norman. Genere Drammatico - USAIsraele2016durata 117 minuti. Uscita cinema giovedì 28 settembre 2017 distribuito da Lucky Red

SABATO 18 NOVEMBRE - ORE 21

DOMENICA 19 NOVEMBRE - ORE 17.30 - 21

 

LA BATTAGLIA DEI SESSI

Billie Jean King, tennista californiana e campionessa in carica, combatte per ottenere, a parità di mansioni, la stessa retribuzione dei colleghi. Ma al debutto degli anni Settanta le cose non sono così semplici. Sposata con Larry King ma innamorata di Marilyn Barnett, Billie è impegnata a risolversi sul fronte privato e su quello pubblico, dove accetta e affronta la sfida lanciata da Bobby Riggs, ex campione a riposo. Machista e accanito scommettitore, Riggs vuole dimostrare sul campo la supposta superiorità maschile. Il 20 settembre 1973 all'Astrodomo di Houston in Texas va in scena "la battaglia dei sessi", la partita di tennis più famosa della storia. La posta in gioco: cento mila dollari e un set guadagnato all'emancipazione femminile.

Nuove generazioni di donne godono di importanti diritti. Diritti acquisiti, sociali e umani, che gli permettono di realizzarsi secondo scelte personali. Ma non è stato sempre così e non è ancora pienamente così. La battaglia per la parità di trattamento dei sessi è tutt'altro che conclusa. Per questa ragione è essenziale ripassare le tappe di un percorso centenario e ostinato.

La battaglia dei sessi, match d'antologia tra Billie Jean King e Bobby Riggs, è una di quelle tappe. Strappando il titolo a una sfida epica che catturò l'attenzione mondiale e cambiò per sempre la storia del tennis, la nuova commedia vintage di Jonathan Dayton e Valerie Faris rigioca la partita, una battaglia sportiva e politica insieme contro il pregiudizio sulla qualità del gioco offerto dalle donne. E l'interesse del film risiede nella lotta condotta da Billie Jean King in campo e fuori per ridurre lo scarto (economico) tra uomini e donne nell'universo sportivo. La battaglie dei sessi evoca una società, nemmeno troppo lontana, dove il sessismo era rivoltante e sistematico, sovente sostenuto da uomini che incarnavano l'autorità e la interpretavano con arroganza. 
Uomini come Jack Kramer (Bill Pullman), co-fondatore dell'Association of Tennis Professionals, certamente più pericoloso e infido del gigionesco Bobby Riggs. Se il tono del film è ludico, la materia è gravosa. Perché La battaglia dei sessi svolge la ricerca identitaria di una donna che scopre la propria omosessualità in un'epoca che non faceva sconti e coltivava col pregiudizio l'omofobia. Se il tono è appannaggio di Steve Carell, che stabilisce il codice del gioco e lo eccede a colpi di dichiarazioni incendiarie e motteggi, la materia è proprietà di Emma Stone, che ribatte il sarcasmo dell'avversario con implacabile resistenza.

Realizzatori del feel good movie Little Miss Sunshine, Jonathan Dayton e Valerie Faris vorrebbero, ma non possono, dirigere la commedia come un film di guerra. Giocare a maschio e femmina richiede una maturità drammatica maggiore di quella messa in campo. Trombone veterano dalla bocca larga, il personaggio di Steve Carell attinge senza troppo pudore alla biografia di Bobby Riggs risultando irresistibile nella tracotanza ma poco sottile nel restituire l'angoscia del fallimento che resta compresso nel bordocampo. La sopraffazione verbale e l'ego ipertrofico in guerra saturano la commedia e costringono la contendente negli spazi chiusi dell'azione. Camere d'albergo, spogliatoi, camerini, bagni, sono il campo autorizzato oltre il quale non è possibile spingere l'eroina di Emma Stone, 'appiccicata' come la parrucca bruna e gli occhiali seventy. 
Bagliore di leggerezza sofisticata in La La Land, l'attrice non trova mai dietro la rete il rovescio stilisticamente corretto. È un corpo che procede automatico nella sua rigidezza, troppo artificiale per essere efficace e struggente. Ma a dispetto di tutto, questo gioco a due che assomiglia a una partita a quattro (i registi sono marito e moglie), ci rammenta i trionfi, formidabili e fragili, portati a casa e gli scacchi subiti. King batte Riggs con un rotondo 6-4, 6-3, 6-3 ma l'incontro non è ancora vinto.

Regia di Jonathan DaytonValerie Faris. Un film con Emma StoneSteve CarellAndrea RiseboroughSarah SilvermanMartha MacIsaac.Cast completo Titolo originale: Battle of the Sexes. Genere Biografico - USAGran Bretagna2017durata 121 minuti. Uscita cinema giovedì 19ottobre 2017 distribuito da 20th Century Fox.

 

GIOVEDI' 30 NOVEMBRE - ORE 21

 

IL PALAZZO DEL VICERE'

A seguito della decisione britannica di rinunciare al possesso dell'India, che notoriamente nel 1947 ottiene l'indipendenza, l'ultimo incarico politico nella futura ex colonia da parte di Sua Maestà è affidato a Lord Mountenbatten nella veste di viceré: si tratta di gestire la delicata transizione del Paese verso la propria autonomia. L'aspetto più complesso è rappresentato dal conflitto apparentemente insolubile fra induisti, musulmani e sikh, che si rifiutano di convivere pacificamente in una stessa nazione nonostante gli insegnamenti di Ghandi. L'opzione deliberata fra le parti sfocia nella cosiddetta "Partition" fra India e Pakistan: una separazione dolorosa e fatale per milioni di famiglie indiane incluse le 500 persone a servizio nell'immensa dimora del vicerè. 

"La storia è scritta dai vincitori". Con questo statement politico Gurinder Chadha dà inizio al dramma storico a 70 anni dalla Partition di cui la sua stessa famiglia è stata vittima. Fortemente motivato da tali urgenze personali, il film della regista anglo-indiana adotta volutamente un registro narrativo lineare ed inequivocabile per ottenere le massime comprensione e diffusione.

Tanto che per la distribuzione in India, prevista per l'11 agosto in prossimità con l'anniversario della Partition, Chadha sta finalizzando la doppia versione inglese e indù, quest'ultima destinata ai centri abitati più piccoli. Indirizzandosi all'amplificazione spettatoriale, la regista sacrifica dunque il linguaggio, calibrato su un'indiscutibile spettacolarità scenografica ma su una sceneggiatura e regia "basiche", dove a dettar legge sono campi totali e medi, con l'oggetto semantizzato quasi regolarmente incorniciato al centro delle inquadrature, sempre rigorosamente patinate. L'unica eccezione concessa a tale "regime" risiede nell'alternanza del girato a materiali d'archivio Movietone con video dell'epoca. 
La produzione di senso si fa immediata in quest'opera d'epica storica e militanza politica, inclusiva anche del genere melò per l'inserzione della vicenda privata ed esemplare di una giovane coppia di innamorati "separata" dalle differenze religiose. Al di là dell'innaturale scelta di dividere unico Paese, ciò che preme a Chadha è fare luce (e denuncia) sulle trame strategiche alla base della Partition, sdoganando la figura di Mountbatten (splendidamente interpretata da Hugh Bonneville) e famiglia (bellissimo il ruolo della moglie Edwina affidato a una convincente Gillian Anderson), di fatto "pedina" inconsapevole di un accordo precedentemente ordito da Churchill con il leader musulmano Jinnah. Con la grave denuncia il cerchio si chiude, e lo "statement" in apertura del film raccoglie la propria compiutezza nella dedica (giustificata ma un po' retorica come l'intero film) all'oltre milione di morti causati dalla Partition, capace di "sradicare" ben 14 milioni di indiani.

Regia di Gurinder Chadha. Un film con Hugh BonnevilleGillian AndersonManish DayalHuma QureshiLily TraversCast completo Titolo originale: Viceroy's House. Genere Drammatico - Gran BretagnaIndia2017durata 106 minuti. Uscita cinema giovedì 12 ottobre 2017 distribuito da Cinema

SABATO 2 DICEMBRE - ORE 17.30

DOMENICA 3 DICEMBRE - ORE 15.30

 

MAZINGA Z INFINITY

C'è pace in Terra nel mondo di Mazinga Z e del Grande Mazinga dopo le battaglie del passato, ma la meravigliosa ricostruzione realizzata grazie all'energia fotonica è minacciata dal ritorno del Dottor Inferno e dei suoi alleati: l'ermafrodita Barone Ashura e il conte Blocken con la testa separata dal corpo. La loro è una misteriosa resurrezione, che coincide con il ritrovamento nelle profondità del monte Fuji di un'enorme "divinità demoniaca" simile a Mazinga e pertanto denominato Mazinga Infinity, che sarebbe proveniente dall'antica Micene ma che in modo apparentemente inspiegabile è appunto sotterrato in Giappone.

Dalle rovine della mastodontica entità emerge una misteriosa ragazza androide che sarà chiamata Lisa. Mentre Tetsuya e il Grande Mazinga sono dati per dispersi dopo una battaglia contro le forze del Dottor Inferno, tocca di nuovo a Koji Kabuto, ormai più scienziato che pilota, lottare per difendere la Terra.

Opera assolutamente commemorativa, Mazinga Z - Infinity è come prevedibile una iniezione di nostalgia per chi è cresciuto nell'era dei "robottoni" giapponesi in Tv. Sebbene ci sia lo sforzo di aggiornarne il mito all'era degli hacker, delle intelligenze artificiali e della fisica quantistica, si tratta comunque di un pretesto per rimettere in scena lo scontro tra il protagonista e i suoi vecchi nemici, che rimane comunque senza età nel suo rifiuto di ogni deriva totalitaria.

Il dottor Inferno è infatti un ideologo del conflitto, un esaltato che crede nella battaglia per la battaglia e ritiene la pace come la peggior forma di decadenza umana e che per la democrazia nutre solo disprezzo. Mazinga Z: Infinity non manca di mostrare i limiti delle istituzioni moderne, incapaci di trovare un accordo anche di fronte a una emergenza planetaria, tanto che al villain basta sventolare la possibilità della pace e della convivenza per scatenare indecisioni e proposte di compromesso tra chi invece dovrebbe nettamente opporsi al suo dominio. Gli eroi del film però non si arrendono e pur se Koji è a sua volta affascinato dall'esaltazione della battaglia, sa perfettamente che la pace va difesa e che il nichilismo del Dottor Inferno è una strada senza uscita.

Regia di Junji Shimizu. Un film con Ai KayanoShotaro MorikuboHanae NatsukiUnshô IshizukaUesaka SumireCast completo Genere AnimazioneGiappone2017durata 95 minuti. Uscita cinema martedì 31 ottobre 2017 distribuito da Lucky Red

SABATO 2 DICEMBRE - ORE 21

DOMENICA 3 DICEMBRE - ORE 17.30 - 21

 

LA RAGAZZA NELLA NEBBIA

La sedicenne Anna Lou - brava ragazza dai lunghi capelli rossi appartenente ad una confraternita religiosa molto conservatrice - scompare dal paesino montano di Avechot. A interessarsi del caso è l'ispettore Vogel, che ha una reputazione professionale da salvare e una propensione a fare leva sui mass media. E dato che ad Avechot si sono appena trasferiti un professore di liceo con moglie e figlia, chi meglio di un estraneo alla comunità può candidarsi come principale sospettato?

Donato Carrisi esordisce alla regia con l'adattamento di uno dei suoi romanzi di maggiore successo, La ragazza nella nebbia, firmandone anche la sceneggiatura, e fa dire al professore che "la prima regola di un grande romanziere è copiare".

Fedele al suo motto, procede ad attingere a piene mani da molto del cinema che l'ha preceduto e in particolare da alcuni autori di culto: da David Lynch (innumerevoli i riferimenti a Twin Peaks) a David Fincher (quello di L'amore bugiardo ma anche quello di Seven), passando per il Giuseppe Tornatore di Una pura formalità e Tomas Alfredson, cui lo accomuna la difficoltà di portare sul grande schermo un noir di successo.

L'uomo di neve e La ragazza nella nebbia infatti si assomigliano non solo per atmosfere e inquadrature nordiche, ma anche per l'affastellamento delle trame e sottotrame e l'eccessiva sottolineatura esplicativa della vicenda nelle sequenze finali.

Carrisi cita anche molte serie televisive recenti, a cominciare da Fargo (il personaggio della poliziotta con il cappello a paraorecchie è talmente derivativo di Marge Gunderson che Michela Cescon lo interpreta con evidente disagio), e struttura la sua narrazione più secondo le regole del piccolo che del grande schermo, inserendo dettagli didascalici come le locandine (a colori, in italiano e inglese, ad Avechot) che denunciano la scomparsa di Anna Lou. Anche la scelta delle inquadrature, spesso dall'alto, con inserto di diorama, cerca di dare un'impostazione insolita all'insieme, ma rivela invece il punto debole dell'intera operazione, ovvero la mancanza di originalità autorale.
Anche la trama è inutilmente contorta, invece di svilupparsi come un meccanismo ad orologeria si perde in ridondanze ed eccessi che tolgono potenza narrativa, e il montaggio in flashback e flash forward confonde invece che, come era nelle intenzioni, depistare e alla fine chiarire. La narrazione abbandona bruscamente i personaggi, per poi riprenderli e riaccantonarli di nuovo, disturbando il racconto invece di creare suspense, col risultato che alcuni personaggi restano fortemente sotto sviluppati (vedi il poliziotto interpretato da Lorenzo Richelmy, ma Carrisi probabilmente pensava a Michael Shannon) e altri macchiettistici (vedi la giornalista televisiva: chi ha immaginato per lei quel guardaroba così smaccatamente pacchiano?). Il regista perde così l'occasione di esplorare uno dei temi più interessanti della sua storia, ovvero l'interferenza mediatica nella vita delle piccole comunità: e sarebbe stato il primo a farlo in forma drammatica compiuta, dopo la lettura comica di Omicidio all'italiana e Chi m'ha visto?.
Ciò che si salva è la buona capacità compositiva delle inquadrature (al di là della già citata propensione ad imitare quelle altrui) e la recitazione di alcuni membri del cast, in particolare Alessio Boni, che meritava da tempo l'occasione di mostrare le proprie capacità, Lucrezia Guidone nel ruolo di sua moglie e Daniela Piazza e Thierry Toscan nei panni dei genitori di Anna Lou. Toni Servillo è invece eccessivamente manierato, e Jean Reno ha un ruolo troppo poco sviluppato per consentirgli l'interpretazione stratificata che il personaggio richiederebbe.
La trama, che poteva (e doveva) procedere dritta come una spada, nonostante gli intenzionali depistaggi, si perde in vezzi e compiacimenti, in omaggi (non richiesti) e strizzatine d'occhio; i dialoghi sono spesso letterari e sentenziosi; la recitazione è disomogenea (con tanto di disparità di accenti, compresi la dizione teatrale di Servillo e la coloritura romana della studentessa che vuole diventare un'attrice); le musiche, individualmente valide, restano fra loro disarmoniche. Davvero sorprendente, da parte di un regista e uno scrittore che afferma che "tutto è collegato, tutto ha un senso, anche il Male".

Regia di Donato Carrisi. Un film con Toni ServilloAlessio BoniLorenzo RichelmyGalatea RanziMichela CesconCast completo Genere Thriller - ItaliaFranciaGermania2017durata 127 minuti. Uscita cinema giovedì 26 ottobre 2017 distribuito da Medusa.

GIOVEDI' 7 DICEMBRE - ORE 21

VENERDI' 8 DICEMBRE - ORE 18 - 21

 

LOVING VINCENT

Quando il cinema incontra l'arte l'esito non è mai banale ed è sempre un arricchimento. Soprattutto se, come accade in Loving Vincent, ogni singolo fotogramma del film è realizzato a mano.

Dorota Kobiela, pittrice polacca, e il regista inglese Hugh Welchman, hanno intrapreso questa avventura sei anni fa per raccontare, attraverso uno stile da cinema noir, le ultime settimane di vita del pittore olandese trasferitosi ad Arles, in Francia, nel 1888.

Vincent Van Gogh, l'artista più noto al mondo, pioniere dell'arte contemporanea e personaggio tormentato, nel luglio 1890 si spara in un campo di grano nei pressi di Arles. Il giovane Armand Roulin, figlio del postino Roulin, unico amico di Van Gogh -, non convinto del suicidio dell'artista, ripercorre le sue ultime settimane di vita incontrando le persone che, anche nei momenti più drammatici, gli sono state vicine. 

Da Adeline, la padrona di casa del pittore, a pére Tanguy, fino al pescatore o il dottore Paul Gachet e la figlia tutti rigorosamente ritratti a olio, restituendo vita all'immediato e riconoscibile stile di Van Gogh. La casa gialla, il campo di grano e i fiori azzurri, la stanza con la sedia... realizzati con pennellate vivide, colori visionari e brillanti, e quel movimento fluido tipico del tocco "vangogghiano", si alternano al bianco e nero delle parti narrative. 

Un film prodotto con tenace e minuzioso lavorìo in cui più di 100 artisti, con la tecnica del Painting Animation Work Station hanno animato un thriller interamente costituito da pittura che coinvolge totalmente lo spettatore.

Regia di Dorota KobielaHugh Welchman. Un film con Aidan TurnerHelen McCrorySaoirse RonanDouglas BoothJerome Flynn.Cast completo Titolo originale: Loving Vincent. Genere Eventi - Gran BretagnaPolonia2016, Uscita cinema lunedì 16 ottobre 2017 distribuito da Nexo Digital.

SABATO 9 DICEMBRE - ORE 21

DOMENICA 10 DICEMBRE - ORE 17.30 - 21

 

THE PLACE

Un misterioso uomo siede sempre allo stesso tavolo di un ristorante, pronto a esaudire i più grandi desideri di otto visitatori, in cambio di compiti da svolgere. Quanto saranno disposti a spingersi oltre i protagonisti per realizzare i loro desideri?

Due polsini, a incorniciare mani che scrivono veloci. Ha giacca scura e camicia chiara l’uomo che, seduto al tavolo di un ristorante alla buona, ha dispiegato davanti a sé uno strano quaderno. Cosa ci scriva, la brevità del trailer non lo lascia a intendere. L’individuo misterioso, sul cui volto non c’è telecamera che si soffermi, annota pensieri e appunti sulla cui natura è dato però vagheggiare.

 

Regia di Paolo Genovese. Un film con Valerio MastandreaMarco GialliniAlessandro BorghiSilvio MuccinoAlba RohrwacherCast completoGenere Drammatico - Italia2017,   durata 105 minuti. Uscita cinema giovedì 9 novembre 2017 distribuito da Medusa