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CINEMA MODERNO

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GIOVEDI' 20 SETTEMBRE 2018 - ORE 21

 

DOGMAN

 

Marcello ha due grandi amori: la figlia Alida, e i cani che accudisce con la dolcezza di uomo mite e gentile. Il suo negozio di toelettatura, Dogman, è incistato fra un "compro oro" e la sala biliardo-videoteca di un quartiere periferico a bordo del mare, di quelli che esibiscono più apertamente il degrado italiano degli ultimi decenni. L'uomo-simbolo di quel degrado è un bullo locale, l'ex pugile Simone, che intimidisce, taglieggia e umilia i negozianti del quartiere. Con Marcello, Simone ha un rapporto simbiotico come quello dello squalo con il pesce pilota.

 

Marcello procura a Simone quella cocaina che il bullo consuma in quantità esagerate e fa per l'ex pugile da secondo nelle "riscossioni". Quando Simone sceglierà proprio il negozio di Marcello come base operativa per una rapina gli equilibri fra i due salteranno irrimediabilmente.

 

Ispirandosi liberamente ad uno dei casi di cronaca più cruenti del nostro passato recente, la vicenda del Canaro della Magliana, Matteo Garrone racconta un'Italia diventata terra di nessuno in cui cane mangia cane, complice l'abbrutimento culturale e sociale che ha allontanato i cittadini non solo dal benessere ma anche dalla solidarietà umana più elementare. Garrone depura la vicenda del Canaro dalla sua componente veramente oscena, ovvero la spettacolarizzazione, arrivando a desaturare la palette di colori con cui dipinge i suoi quadri di desolazione suburbana (meravigliosa la fotografia di Nicolaj Bruel) dei quali sfuma i margini ed evidenzia l'essenza.

Dogman inizia con il ringhio di un pitbull da combattimento ed il terrore speculare degli altri cani chiusi dentro le gabbie del negozio, enucleando così quelle dinamiche di sopraffazione e sottomissione che sono la regola di vita del quartiere. L'ombra di Simone si staglia gigantesca dietro la porta a vetri del canaro, proiezione gonfia di una paura atavica che con il tempo ha dominato gli animi della gente perbene, non soltanto nei quartieri periferici.

E lo sguardo smarrito di Marcello in riva al mare, dopo l'ennesima prepotenza subìta, è quello di un Paese che ha preso consapevolezza del proprio status di vittima, e che "tutto questo non lo accetterà più". Ma invece di raccontare un'incazzatura alla Quinto potere, o la vendetta efferata e grottesca in cui le cronache hanno abbondantemente sguazzato, Garrone descrive una quieta rivalsa del tutto priva della valenza pulp che ha reso archetipale, e protagonista di uno storytelling ante litteram, il vero Canaro.

Quella di Marcello è un'implosione che non pareggia i conti ma nutre la piramide di soprusi che si erge invisibile all'interno di un quartiere piallato dall'imbarbarimento: perché in questo universo orizzontale ad elevarsi sono solo le palazzine abusive, mai le persone. Il modo in cui i personaggi attraversano questi spazi immondi, come le vele di Scampia in Gomorra o l'ecomostro litoraneo de L'imbalsamatore, è l'essenza del cinema di Garrone, che relaziona l'uomo con un ambiente non più pensato per gli esseri umani, ma diventato labirinto per osservazioni entomologiche.

Altrettanto importante è l'attenzione allo sguardo, tanto quello mite e dolente di Marcello quanto quello, ottuso e pieno di paura, di Simone. Come irreprensibilmente luminosa è l'interpretazione di Marcello Fonte nei panni del canaro - dimensioni da fantino e leggerezza da acrobata circense - è opaca e devastante quella di un irriconoscibile e gigantesco Edoardo Pesce nei panni di Simone: un pitbull che è l'esatto prodotto del suo addestramento e ha la gravitas dei sogni andati a male.

Garrone riesce nel miracolo di costruire una narrazione disperante disintossicandola dalla volgarità dei talk show, e restituendo dignità ferita a tutti personaggi.

 

Regia di Matteo Garrone. Un film con Marcello Fonte, Edoardo Pesce, Nunzia Schiano, Adamo Dionisi, Francesco Acquaroli. Cast completo Genere Drammatico - Italia, 2018, durata 100 minuti. Uscita cinema giovedì 17 maggio 2018 distribuito da 01 Distribution.

Il film è stato premiato al Festival di Cannes, ha ottenuto 9 candidature e vinto 7 Nastri d'Argento. In Italia al Box Office Dogman ha incassato 2,6 milioni di euro .

 

SABATO 22 SETTEMBRE 2018  - ORE 21

DOMENICA 23 SETTEMBRE 2018 - ORE 17.30 - 21.00

 

MISSION IMPOSSIBLE FALLOUT

 

Ethan Hunt riceve a Belfast l'ordine di una nuova missione impossibile: recuperare una valigia di plutonio e scovare i cattivissimi che immancabilmente vogliono metterci le mani sopra. Sulle tracce di John Lark, il misterioso finanziatore del rapimento di uno scienziato anarchico ed esperto in armi nucleari, ritrova a Berlino i compagni di sempre: Benji e Luther, a cui salva la pelle compromettendo la missione. E adesso tocca riparare, lanciandosi sul cielo di Parigi per (s)mascherare Lark e incontrare la Vedova Bianca, un'intermediaria sexy e letale. Come a ogni missione, niente andrà come previsto.

 

Cospirazioni, tradimenti, raggiri, segreti governativi, manovre geopolitiche, doppio (e triplo) gioco condurranno Hunt e la sua équipe di fedelissimi ai quattro angoli del mondo per salvare il pianeta.

 

Inutile chiedersi se Mission: Impossible - Fallout è meglio o peggio di Rogue Nation o di qualsiasi altro episodio della saga. Rispondere è praticamente impossibile perché ognuno ha le sue ragioni, le sue affinità con le precedenti narrazioni, con quel regista, con quella storia. L'unica replica appurabile è la solidità di una saga, una delle più importanti e apprezzate nel paesaggio delle superproduzioni, che rilancia ancora e ancora. Se il precedente episodio era un fuoco d'artificio, il prossimo sarà sempre una girandola strabiliante. Ogni volta più bello, ogni volta più grande, ogni volta più folle.

Mission: Impossible - Fallout conferma l'assunto e vince la sfida aggiornando quello che era già stato pensato, coreografato, inseguito e visto mille volte. Tutto comincia con un sogno che si converte in incubo e dona il tono (cupo) alla nuova missione. In un angolo di paradiso, Ethan e Julia rinnovano i loro voti sotto lo sguardo di un prete che ha il volto di Solomon Lane, il cattivo schizofrenico di Rogue Nation.

Con l'antagonista di Sean Harris, ritornano pure Rebecca Ferguson e Christopher McQuarrie che firma l'episodio cerniera della saga lanciata nel 1996 e adattata dalle serie culto degli anni Sessanta. La nuova avventura di Ethan Hunt chiude un lungo arco narrativo, cura le ferite simboliche e convoca tutti i capitoli precedenti trovando un equilibrio pirotecnico. La fascinazione del doppio di De Palma, la tensione coreografica e spettacolare di John Woo (la scena di una scalata con la neve al posto della sabbia), i ripiegamenti intimi di J.J. Abrams (il ritorno di Michelle Monaghan, che questa volta è qualcosa di più di un'apparizione), la meccanica del burlesque di Brad Bird (Tom Cruise come Buster Keaton corre a rotta di collo) diventano il carburante per un'avventura apocalittica che dà le vertigini e raggiunge sovente una forma di astrazione quasi poetica.

L'incipit, che non assomiglia a nessun altro della saga, annuncia un capovolgimento. MI6 è una corsa disperata contro la morte e la fine che minaccia di inghiottire l'universo di un eroe infaticabile. La distruzione totale inquadra l'intrigo e scandisce un episodio che non perde tempo a spiegare la missione in una scena espositiva tra le più rapide e funzionali della serie. Nella progressione però la sceneggiatura si impiglia nella sua intricata trama, congestionata da troppe sottotracce che smettiamo presto di (in)seguire per concentrarci sull'intreccio principale e goderci lo spettacolo. Il dinamismo perpetuale di una storia che conosciamo già ma di cui l'epilogo ci sfugge costantemente.

Malgrado fatichi sovente a raccontare quello che vuole raccontare, il sesto episodio introduce apprezzabilmente l'umano nel corso di un'azione sovrumana, 'infiltrando' carne e gravità sulla superficie dell'eccitazione digitale. Alla sua seconda volta, l'autore americano ricorda allo spettatore che le acrobazie del suo eroe sono costantemente minacciate dal precipizio del loro fallimento. La meraviglia della performance di Tom Cruise nasce proprio dalla necessità d'improvvisare a partire da uno scacco che dall'adempimento perfetto di una prodezza. Nato sotto il segno dell'Odissea, Rogue Nation si muoveva invece sulle note della Turandot, MI6 è un periplo affollato di antagonisti, composto da avventure singolari e disseminato di crash test, collaudi d'impatto che Cruise insiste ad assolvere personalmente. Perché il corpo maltrattato è il prezzo da pagare a un cinema d'azione totalmente affrancato dalla materia dopo la rivoluzione digitale.

Tra geografie parigine e duelli verticali sul cielo del Kashmir, McQuarrie eplora l'IMAX nella vertigine (il salto sordo col paracadute), nell'immersione (la risoluzione 'altissima' che ci accomoda in elicottero accanto a Ethan) e nella profondità del protagonista che fa a pugni con Henry Cavill, superuomo della nuova Hollywood, e pace col suo passato. MI6 assicura una continuità coi capitoli precedenti proponendo una conclusione perfetta che affonda nel cuore diviso in due di Ethan Hunt e nel corpo acrobatico di Tom Cruise, lanciato in una corsa invasata contro i cattivi che vogliono detonare il mondo, contro il tempo che minaccia la sua giovinezza, contro quelli che non si piegano alla sua visione della saga.

Concetto, brand, mitologia del nostro tempo nata trent'anni fa con Coppola (I ragazzi della 56ª strada), l'attore non smette di esercitare il suo potere di attrazione al box-office, prolungando nel nuovo film il precedente secondo una legge di progressione continua. È lui a farci credere ossessivamente a un impossibile diventato routine, a offrirci una rappresentazione costantemente mobile di un agente segreto divenuto metafora del suo stesso mito, a correre nel fuoco di azioni intercambiabili, a lambire il burnout, a praticare l'autoironia sublimando il proprio straripamento, a rivelarsi un'altra volta immortale. Infilando Place de l'Étoile contromano o prendendo velocità sui tetti di Londra.

 

Regia di Christopher McQuarrie. Un film Da vedere 2018 con Tom Cruise, Henry Cavill, Simon Pegg, Rebecca Ferguson, Ving Rhames, Sean Harris. Cast completo Titolo originale: Mission: Impossible - Fallout. Genere Azione - USA, 2018, durata 147 minuti. Uscita cinema mercoledì 29 agosto 2018 distribuito da 20th Century Fox.

Mission: Impossible - Fallout è 4° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 181.742,00 e registrato 24.832 presenze.

 

GIOVEDI' 27 SETTEMBRE 2018 - ORE 21

 

VISAGES, VILLAGES

 

Film a quattro mani, quattro piedi e quattro occhi, nel corso del viaggio sarà sovente questione di sguardi, Visages, Villages è un documentario che reinventa il road movie, infilando strade oblique e misurando la Francia contemporanea. Visages, Villages è al principio la storia di un incontro tra Agnès Varda, autrice di Cléo, e JR, street photographer tenacemente indipendente che deve la sua reputazione ai collage giganteschi che incolla nel cuore delle metropoli, lontano dai musei di arte contemporanea. Franchi tiratori di generazioni differenti ma uniti dalla stessa passione per l'avventura creatrice fuori norma, dalla loro amicizia nasce l'idea di fare un film insieme. L'idea di un viaggio attraverso la Francia rurale perché la campagna offre una grande varietà di paesaggi, un rapporto diretto con la natura e l'ambiente, un territorio nuovo per JR, considerato artista urbano, un ritorno alle origini per Agnès Varda, inclassificabile patriarca della Nouvelle Vague.

 

Dalle spiagge 'storiche' della Normandia ai dock di Le Havre, dai villaggi della Provenza passando per le regioni agricole, i nostri partono alla scoperta della vrais gens, componendo una galleria generosa e nostalgica di volti, interrogando principalmente il mondo operaio e contadino, quello che resta, quello che cambia, quello che scompare.

 

Pas de deux attraverso lo spazio che diventa viaggio nel tempo, Agnès e JR procedono per giustapposizioni, giochi di parole e motti di spirito, installazioni che stabiliscono un legame tra tradizione e modernità, memoria pastorale e proletaria e realtà quotidiana. Le discussioni e i rispettivi gesti artistici risvegliano lo spirito dei luoghi, evocano storie familiari con vibranti omaggi ai vivi e ai morti, riuniti dalla parola e dall'immagine. Avanzando a bordo di un cinétrain che scatta (e sviluppa) foto giganti, realizzano un film inventivo e sorprendente, libero e commovente.

Autori e attori con un differente ritmo di marcia e un diverso senso artistico dell'istantanea, Agnés e JR si interrogano sul senso del loro lavoro, sul valore delle immagini, della loro produzione, della loro democratizzazione. Di quelle immagini fanno un dono da offrire alle persone che incontrano, pellegrini anonimi, complici attivi, modelli e muse ispiratrici. E mentre JR fissa le sue grandi foto sui muri, sugli edifici, sui treni, sulle cisterne, sui container, Agnès, virtuosa del montaggio come Alain Resnais e Jean-Luc Godard, articola un film-collage di rime, sciarade verbali, immagini liriche.

Agnès e JR sposano formalismo e libertà, documentario e poesia in un film che, al di là del diario umoristico e la complicità tra i due 'protagonisti', mette in scena un confronto, legami, trasmissioni. Un film che ascolta uomini e donne raccontare il proprio mestiere, le origini, la famiglia, la loro relazione col mondo. Un film ancora che va dove va la vita, che vuole essere dentro la vita. Nella sua ultima (e toccante) tappa, sulle sponde del lago di Lemano, Visages, Villages si lancia invece alla ricerca di Jean-Luc Godard, eremita elvetico e deus ex machina (forse) nascosto dietro le sue persiane, a cui si aggrappa delusa e disillusa Agnès Varda. L'intervento inatteso e invisibile di JLG conclude in maniera struggente il viaggio di una signora che sta perdendo la vista davanti agli occhi dissimulati di JR. Riparato dietro lenti nere, che lo rendono immediatamente riconoscibile, JR cede le armi. Agnès chiede di guardarlo, JR li abbassa. L'epilogo bissa una prodezza lontana: nel cortometraggio Les Fiancés du Pont Mac Donald Agnès toglieva gli occhiali a Godard. Anche per JLG il rifugio è negli accessori.

Regia di JR, Agnès Varda. Un film Da vedere 2017 Titolo originale: Visages, villages. Genere Documentario - Francia, 2017, durata 90 minuti. Uscita cinema giovedì 15 marzo 2018 distribuito da Cineteca di Bologna.

Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar. Al Box Office Usa Visages, villages ha incassato nelle prime 6 settimane di programmazione 951 mila dollari e 873 mila dollari nel primo weekend.

 

SABATO 29 SETTEMBRE 2018 - ORE 21

DOMENICA 30 SETTEMBRE 2018 - ORE 17.30 - 21.00

 

MAMMA MIA! CI RISIAMO

 

Sono passati alcuni anni e Sophie ha deciso di rimodernare l'hotel di famiglia, sull'isola greca di Kalokairi, per rendere omaggio a Donna, che l'ha cresciuta da sola in quel paradiso terrestre. Mentre soffre per la lontananza di Sky e si adopera perché l'inaugurazione dell'hotel sia memorabile, la giovane donna ripensa alla vita di sua madre, a quel pugno di giorni che le sconvolsero la vita e alla scelta di restare sull'isola, la stessa che sta maturando lei, tra entusiasmo e perplessità.

 

Il sequel del successo colossale diretto da Phyllida Lloyd è improntato sulla formula del rispecchiamento, seguita con testarda esattezza, per non dire robotica meccanica, e culminante in uno scambio di persona in un acqueo riflesso, a suggello della lunga equazione che lo precede.

 

La regia, dieci anni dopo, passa a Ol Parker, e, anche se alla base non c'è più l'ispirazione diretta di un musical già rodato, si direbbe che il copione del film nasca proprio dal desiderio di portare in scena molti brani degli ABBA che non avevano trovato posto in prima battuta. La musica è tanta, persino troppa, infatti la soluzione di continuità tra i pezzi cantati è spesso minima. D'altronde si canta e si balla dentro e fuori dai flashback, con la differenza che, là dove il personaggio interpretato da Amanda Seyfried piange lacrime melanconiche, l'ingresso di Lili James nel ruolo di Donna da ragazza è una risata sfrenata senza fine, sintomo squadernato di un amore per la vita e l'avventura che è da sempre l'ingrediente di successo della musica e del personaggio.

La parte dei ricordi è in ogni caso la più riuscita e la più divertente, tanto da relegare quella di Sophie e dei tre padri al ruolo di cornice, e segna l'entrata in scena di tre personaggi che si rivelano inaspettatamente all'altezza dei loro futuri - e ben più noti- se stessi. Per il resto il sequel cerca di sopperire alle manifestazioni dell'identità ripetitiva che lo caratterizza con un salto di dimensione, puntando su grandi numeri corali, che sfondano la barriera tra interni ed esterni ("When I kissed the teacher", "Waterloo").

La festa è diventata circo: la dimensione famigliare, sempre sul limite della commozione, che era del primo film, in un secondo capitolo che verte sul ricordo affettivo, paradossalmente si perde; la nostalgia rimane un sentimento evocato ma non esperito e lo spettacolo si gonfia, sbuca senza respiro da ogni interstizio, in un carnevale di sorprese attese, una sfilata di ceroni circensi.

Non che non ci si possa divertire a veder duettare due indubbie guest star sulle note di "Fernando", ricordando quella volta in Messico nel '59, ma siamo dalle parti della parodia, quella che il kitsch fa della catarsi. Basta saperlo.

Regia di Ol Parker. Un film con Christine Baranski, Pierce Brosnan, Dominic Cooper, Colin Firth, Andy Garcia. Cast completo Titolo originale: Mamma Mia: Here We Go Again!. Genere Musical - USA, 2018, durata 114 minuti. Uscita cinema giovedì 6 settembre 2018 distribuito da Universal Pictures

Mamma mia - Ci risiamo! è 1° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 222.914,00 e registrato 31.881 presenze.

GIOVEDI' 4 OTTOBRE 2018 - ORE 21

 

LA MELODIE

 

Simon è un violinista che al momento non ha ingaggi e accetta di tenere un corso sullo strumento a una classe di allievi di scuola media inferiore che vivono in condizioni socio ambientali non facili. L'inizio non è semplice perché i ragazzi sono provocatori e sembrano interessati solo a creare disturbo. Progressivamente però il loro interesse si concretizza e del gruppo entra anche a far parte Arnold uno studente di origine centroafricana che non ha mai conosciuto suo padre e che è particolarmente dotato per lo strumento. L'obiettivo della classe è arrivare al concerto di fine d'anno della Filarmonica di Parigi. Gli ostacoli non mancheranno.

 

Rachid Hami è entrato in contatto con Démos che è "un dispositivo di educazione musicale ed orchestrale a vocazione sociale, un progetto di democratizzazione culturale che si indirizza a bambini provenienti da quartieri particolari delle città o da zone rurali insufficientemente dotate di istituzioni culturali". Vanno quindi messe tra parentesi tutte le possibili obiezioni su 'luoghi' già visitati dal cinema.

 

Perché si può pensare a Les choristes - I ragazzi del coro e ritenere di essere di fronte a una rivisitazione aggiornata di quel soggetto. Non è così. Hami ci mette di fronte a un'esperienza che assomiglia a quella che Gustavo Dudamel ha portato avanti grazie all'iniziativa El Sistema in Venezuela (e che oggi Maduro sta iniziando ad affossare con il pretesto che il direttore d'orchestra 'fa politica').

Non siamo nel tormentato Paese dell'America Latina ma a Parigi. I giovanissimi allievi non sono campesinos ma della Ville Lumière conoscono la vista dei tetti che si può scorgere dalle terrazze all'ultimo piano dei casermoni di banlieu in cui crescono. Le dinamiche relazionali si nutrono di volgarità e di una superficialità apparentemente priva di luci in fondo al tunnel. Tutto questo non può che deprimere anche il docente e l'artista più motivato. Ma solo chi è deserto non vuole che qualcosa fiorisca in te, come canta Max Pezzali che, se fosse francese, potrebbe essere collocato dai ragazzini tra gli autori di musica 'classica' (ci mettono Cèline Dion).

Ma Simon non è così, non rinuncia subito (anche se la tentazione sarebbe forte). Forse perché si trova non davanti ma dietro a una finestra il piccolo Arnold intento a spiare le lezioni desiderando tanto quello strumento e quell'archetto che altri utilizzano come improvvisata spada. Dal talento che avverte in lui si sprigiona quella luce che i neon dell'aula non sempre garantiscono e che lo spinge a guardare oltre al degrado culturale in cui vivono coloro che ha davanti invitandolo ad entrare in case in cui apprendere a sua volta ciò che non conosce. Si può rimanere freddi dinanzi a un film come questo pensando alla 'solita storia' oppure farsi prendere anche dalla commozione vedendo, come accade nella realtà grazie a Démos, dei bambini svantaggiati appoggiare il loro futuro alla mentoniera di un violino.

Regia di Rachid Hami. Un film Da vedere 2017 con Kad Merad, Samir Guesmi, Alfred Renely, Jean-Luc Vincent, Tatiana Rojo. Cast completo Titolo originale: La mélodie. Genere Drammatico - Francia, 2017, durata 102 minuti. Uscita cinema giovedì 26 aprile 2018 distribuito da Officine Ubu. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13

In Italia al Box Office La mélodie ha incassato nelle prime 3 settimane di programmazione 218 mila euro e 64,4 mila euro nel primo weekend.

 

SABATO 6 OTTOBRE 2018 - ORE 17.30 - 21.00

DOMENICA 7 OTTOBRE 2018 - ORE 16.00

 

HOTEL TRANSYLVANIA 3 - UNA VACANZA MOSTRUOSA

 

Drac non osa ammetterlo con nessuno, tantomeno con la luce dei suoi occhi, la figlia Mavis, ma sogna un nuovo incontro con una donna, dopo tanti secoli di vedovanza. Vedendolo stressato senza intuirne il vero motivo, Mavis lo coinvolge in una lussuosa vacanza di famiglia, rigorosamente tutta mostri (più Johnny), su un'immensa nave da crociera. Il cinico Drac non salta di gioia: non c'è nulla che il suo hotel sulla terraferma abbia da invidiare a quel presuntuoso transatlantico. O forse sì. Perché il capitano della nave, l'umana Ericka, lo ha colpito al cuore. Possibile che Drac abbia fatto "zing"?

 

Prende le mosse da una riscrittura della tesi originale - l'idea che lo zing capiti una volta nella vita - questo terzo capitolo, spumeggiante come la schiuma del mare in cui è immerso.

Questa volta Drac è protagonista assoluto, ma Mavis non è mai troppo lontana, soltanto un passo indietro, perché la cifra della serie è proprio nel loro legame, esagerato e motore di guai, ma sempre al fine o per causa di (troppo) bene. Tutt'intorno, una comunità di mostri sempre in crescita (come i cuccioli della coppia di lupi mannari) in quantità e varietà, che, lungi dall'essere contorno o contesto, sono in realtà gli arti, le code, le antenne e i tentacoli della creatura Hotel Transylvania: lo spazio in cui Tartakovsky dà sfogo al suo talento più puro di illustratore folle. Ci vorrebbero dei fermo immagine ad ogni inquadratura per apprezzarne la composizione e l'inventiva, i colori, le espressioni; perché, come un abile DJ, Tartakovsky mixa gli ingredienti per estrarne un paesaggio visivo originale e ormai riconoscibilissimo.

Scandita da tre tappe - il vulcano subacqueo, l'isola deserta e la città perduta di Atlantide -, e anticipata da un volo aereo affidato ad una compagnia di Gremlins che vale da solo il prezzo dell'ingresso in sala, la crociera sulla "love boat" su cui viaggiano Drac e famiglia è davvero un viaggio sulla nave dell'amore, per tutte le creature, e un inno ai loro incroci, che fanno il mondo più ricco e mirabolante. L'unico essere realmente disgustoso, il vero mostro del film, è il bisnonno di Ericka: umano non più umano, conservatosi a forza (la forza dell'odio) dentro un polmone di rame in stile steampunk. Lui sì che mette i brividi. Il resto del film sprigiona soltanto "good vibrations" e nel finale spara i fuochi d'artificio.

Regia di Genndy Tartakovsky. Un film Da vedere 2018 con Selena Gomez, Adam Sandler, Andy Samberg, Genndy Tartakovsky, Steve Buscemi. Cast completo Titolo originale: Hotel Transylvania 3: Summer Vacation. Genere Animazione - USA, 2018, durata 97 minuti. Uscita cinema mercoledì 22 agosto 2018 distribuito da Warner Bros Italia.

Hotel Transylvania 3 - Una vacanza mostruosa è 2° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 222.232,00 e registrato 33.131 presenze.

 

GIOVEDI' 11 OTTOBRE 2018 - ORE 21.00

 

DON'T WORRY

 

John Callahan ha una grande bramosia di vivere, un talento per le battute colorite e un grosso problema di alcolismo. In una notte in cui sia lui sia il suo compagno di bevute sono in auto subiscono un grave incidente che lo costringe su una sedia a rotelle e gli consente di scrivere solo unendo entrambe le mani. L'ultima cosa a cui pensa è smettere di bere ma quando, seppur recalcitrante, entra in un gruppo di recupero per alcolisti, scopre di avere un dono nel disegnare vignette capaci di provocare sia risate sia reazioni sdegnate.

 

Dopo un film in cui la sua vena più intima sembrava essersi smarrita nei sentieri de La foresta dei sogni, Gus van Sant torna ad occuparsi dei temi che più gli stanno a cuore grazie a un soggetto che ha origini lontane.

 

Circa vent'anni fa Robin Williams aveva acquisito i diritti dell'autobiografia di Callahan per realizzarne un film di cui voleva essere protagonista proponendone a Van Sant la regia. Il progetto, nonostante diversi tentativi, non riusciva però a trovare una sua configurazione. Solo in seguito alla scomparsa di Williams il regista ha capito che il problema stava nel non pretendere di realizzare un biopic sulla vita del protagonista ma che era invece necessario concentrarsi sul suo recupero dall'alcolismo (a proposito del quale si può trovare in rete un sarcastico film di animazione a firma dello stesso Callahan).

Grazie a un Joaquin Phoenix che sa offrire la giusta misura di irriverenza ma anche di introspezione al personaggio, Van Sant riesce ad affrontare anche il tema della disabilità senza falsi pietismi. Callahan, spesso contestato per l'infrazione di tabù consolidati e del tutto disinteressato al rispetto del politically correct, una volta ha detto: "Il mio solo metro di giudizio per comprendere se mi sono spinto troppo oltre lo trovo in persone costrette sulla sedia a rotelle o che hanno uncini al posto delle mani. Come me non ne possono più di quelli che pretendono di parlare in nome dei disabili. Di tutta quella pietà e paternalismo. Questo è ciò che va veramente detestato".

Se a questo si aggiunge che Callahan viveva nell'area a nordovest di Portland nell'Oregon (città in cui Van Sant ha vissuto e in cui ha ambientato alcuni dei suoi film migliori) si può comprendere come si sia trattato di un 'ritorno a casa'. Attraverso le corse pazze nel traffico urbano di un uomo paralizzato su una sedia a rotelle a motore ma anche con le sue soste di riflessione, nel confronto con il suo passato, nella capacità di fermarsi a raccontare di sé a dei ragazzini che hanno lasciato i loro skateboard per soccorrerlo, emerge il ritratto di una personalità complessa che non si limita a offrirci informazioni su una vita ma ci invita a superare più di un pregiudizio

Regia di Gus Van Sant. Un film Da vedere 2018 con Joaquin Phoenix, Rooney Mara, Jonah Hill, Jack Black, Beth Ditto, Olivia Hamilton. Cast completo Titolo originale: Don't Worry, He Won't Get Far On Foot. Genere Biografico - USA, 2018, durata 113 minuti. Uscita cinema mercoledì 29 agosto 2018 distribuito da Adler Entertainment.

In Italia al Box Office Don't Worry ha incassato 244 mila euro .

 

SABATO 13 OTTOBRE 2018 - ORE 17.15

DOMENICA 14 OTTOBRE 2018 - ORE 15.15

 

RITORNO AL BOSCO DEI 100 ACRI

 

Christopher Robin è diventato grande e si è lasciato alle spalle i vecchi compagni di gioco Winnie Pooh e gli abitanti del Bosco dei 100 Acri. Ora vive a Londra con la moglie Evelyn e la figlia Madeline, e lavora nel reparto amministrativo di una ditta che confeziona valigie. Purtroppo la ditta è in crisi, complice la gestione scellerata del figlio del fondatore, e a Christopher viene assegnato il compito di trovare una soluzione entro il fine settimana: l'alternativa è il licenziamento di molti dipendenti. Dunque l'uomo decide di sacrificare il weekend con moglie e figlia nella casa di campagna del Sussex dove ha trascorso la sua infanzia e dove, da una cavità nel tronco di un albero, si accede al Bosco dei 100 Acri. Dal canto suo Winnie Pooh si è svegliato in quel Bosco e non ha trovato nessuno dei suoi amici: Tigro, Pimpi, Ih-Oh, Tappo, Kanga, Ro e Uffa. Per cercarli entra nella cavità dell'albero e sbuca nel giardino londinese antistante l'abitazione di Christopher Robin. Di fatto, però, è Christopher che si è perduto, e toccherà all'orsetto di pezza ricondurlo a casa.

 

Il regista tedesco di origine svizzera Marc Forster torna sul terreno del suo precedente Neverland - Un sogno per la vita per raccontare un grande autore di racconti per bambini: là era James Matthew Barry, l'inventore di Peter Pan, qui (sotto le mentite spoglie del figlio Christopher) è A. A. Milne, creatore di Winnie Pooh.

 

E se in Neverland il protagonista rimaneva bambino e insegnava a una madre di famiglia a conservare il suo spirito infantile, in Ritorno al Bosco dei 100 Acri è Christopher ad aver dimenticato le cose importanti imparate nell'infanzia ed è l'orsetto a ricordargliele. Ma Forster utilizza un'ambientazione retrò e un registro favolistico per affrontare di petto un grande problema della contemporaneità: la schiavitù del lavoro, che toglie tempo e immaginazione a chi è costretto a correre come un criceto sulla ruota, senza accorgersi di ciò che perde lungo la strada.

Come Neverland, Ritorno al Bosco dei 100 Acri contiene una buona misura di realismo magico, e l'immaginazione del regista si sposa con quella delle favole per creare un universo in cui tutto diventa possibile. In questo caso il mix è quello fra animali di pezza, resi realistici da un attento lavoro di grafica computerizzata (Winnie è esattamente l'orsetto che tutti abbiamo avuto, solo parlante), e attori, in una combine che ricorda quella di Paddington ma anche quella di Mary Poppins, il cui obiettivo era salvare Mr. Banks dalla compulsione al superlavoro. In una certa misura il film di Forster è anche companion di Vi presento Christopher Robin di Simon Curtis, che raccontava la dark side di A. A. Milne, veterano di guerra tormentato dai ricordi del fronte e disposto a dare in pasto suo figlio Christopher ai mass media.

Costumi e scenografie sono di prim'ordine, come eccellente è la recitazione di Ewan McGregor nei panni di Christopher Robin. Ma è soprattutto il tono con cui viene raccontata la storia a rimanere fedele alle tavole disegnate da Milne, che appaiono spesso nel film così come le pagine del libro in cui sono contenute.

Ritorno al Bosco dei 100 Acri ben rappresenta la malinconia e la solitudine intrinsechi alla saga di Winnie, e quell'universo britannico fatto di cottage nella brughiera e buona educazione post vittoriana. Forster si sintonizza bene sulla componente oscura delle favole e sulla potenziale dimensione di incubo dei sogni, ma c'è anche la componente dolcemente anarchica dell'orsetto pasticcione che ama non fare nulla e abboffarsi di miele, antitetico all'etica puritana del duro lavoro e delle poche chiacchiere, secondo la quale "i sogni non sono gratis e bisogna lavorare sodo per realizzarli".

Un'etica cui Christopher Robin è stato forgiato dal college severo e repressivo in cui l'ha mandato suo padre, e dove si appresta a confinare la figlia Madeline. Riuscirà Winnie a fermarlo in tempo e restituire alla sua vita quella dimensione umana che ha perduto? Solo l'orsetto goloso può sperare di farcela, dato che è l'unico che riesce ancora a vedere in quel signore di mezza età stakanovista il piccolo Christopher Robin, antico compagno di avventure. Ed è l'unico in grado di ricordargli che un palloncino rosso vale più di una ventiquattrore zeppa di documenti contabili.

La narrazione resta elementare come quella delle tavole di Milne, ma il messaggio finale è politico: se non si concede ai lavoratori il tempo libero (retribuito) necessario a divertirsi si uccide il mercato dello svago o peggio, lo si riserva solo alle élite, che hanno già il pane, e anche le rose. E se non si riesce a vivere nel presente, costretti a proiettarsi in un domani che non arriva mai (o in un ieri che non si può dimenticare), si getta alle ortiche la propria esistenza. Un messaggio di straordinaria attualità: altro che favola per (eterni) bambini.

Regia di Marc Forster. Un film Da vedere 2018 con Ewan McGregor, Hayley Atwell, Bronte Carmichael, Mark Gatiss, Oliver Ford Davies. Cast completo Titolo originale: Christopher Robin. Genere Animazione - USA, 2018, durata 104 minuti. Uscita cinema giovedì 30 agosto 2018 distribuito da Walt Disney.

In Italia al Box Office Ritorno al Bosco dei 100 Acri ha incassato 1,2 milioni di euro .

 

SABATO 13 OTTOBRE 2018 - ORE 21

DOMENICA 14 OTTOBRE  - ORE 17.30 - 21.00

 

LA RAGAZZA DEI TULIPANI

 

Nella Amsterdam del XVII secolo il ricco mercante Cornelis Sandvoort sposa la giovane Sophia, cresciuta orfana in un convento. Nella spasmodica attesa di un erede, i due posano di fronte al pittore Jan van Loos per un ritratto che cambierà le loro vite. Quando, infatti, Sophia si innamorerà del pittore, i due escogiteranno un piano per vivere la loro passione clandestina, d'accordo con l'aiuto della cameriera Maria. Proprio quest'ultima racconta la storia, ed è la prima idea interessante del dramma in costume diretto da Justin Chadwick e sceneggiato da Tom Stoppard, La ragazza dei tulipani.

 

A raccontare non è tanto la protagonista/eroina romantica ma la cameriera, quasi a richiamare una tradizione squisitamente classica (il servo di Plauto) ma anche a richiamare alla memoria l'incanto di film come Il filo nascosto dove a tessere la trama è proprio una cameriera.

 

Anche in questo caso è lei a narrare la storia, e lei a stravolgerla accordandosi con la giovane inesperta consorte Sophia, a cui dà volto e grazia la sempre impeccabile Alicia Vikander. Smessi i panni atletici di Tomb Raider, torna a vestire bustini, corpetti e deliziosi costumi d'epoca come in The Danish Girl e Anna Karenina, ma qui è chiamata a rappresentare la condizione femminile di un'epoca in cui una donna era trattata alla pari di un raro tulipano. Siamo in Olanda, in piena febbre di commercio di tulipani, quando qualche bulbo poteva valere una fortuna (lo sa bene l'astuta suora interpretata da Judi Dench, ben diversa dalla performance velata di Meryl Streep ne Il Dubbio, ma ugualmente ipnotizzante).

Come un fiore pregiato e prezioso, una donna viene comprata dagli agi e dalle promesse di un vedovo desideroso di ricostruirsi la famiglia dopo un duplice lutto. Ad interpretarlo c'è quel Christoph Waltz da cui ci si aspetta sempre un tocco di follia, invece questa volta nessun ghigno diabolico solca il suo volto: il mercante a cui è chiamato a dare corpo e voce è sì esuberante ma profondamente umano e per nulla vendicativo.

Neanche a dirlo, le prove attoriali sono tutte di livello, e la regia di Chadwick porta a scavare nell'animo di chi provava, in tempi ben diversi dai nostri, a valicare ruoli, confini, etichette sociali. La passione è materia sua - l'aveva già dimostrato nel precedente lavoro L'altra donna del re (anche quello in costume e incentrato su un triangolo amoroso) - questa volta seleziona il filtro dell'espediente artistico. Qualcuno vi scorgerà somiglianze con La ragazza con l'orecchino di perla, ma Alicia Vikander è ben più inesperta e innocente dell'allora emergente Scarlett Johansson, quanto generosa a prestarsi a scene di nudi mai gratuite e convincente nelle espressioni di abbandono e paura, a riconferma della tesi per cui se un attore vale le parole non servono. Un volto, a volte, sa comunicarne mille in un istante.

Degno di nota anche Dane Dehann, che torna sul set assieme a Cara Delevingne dopo Valerian e la città dei mille pianeti (ma questa volta lei ha un ruolo marginale di prostituta ammaliatrice) e conferma il suo talento nei panni del pittore 'maledetto'. Un film godibile, che non propone nulla di nuovo o di non visto, eppure si rivela perfetto per gli amanti dei melò e dei film in costume, per chi cerca passioni e fughe romantiche al cinema, e - perché no - per chi ama i tulipani.

Regia di Justin Chadwick. Un film Da vedere 2017 con Alicia Vikander, Dane DeHaan, Judi Dench, Christoph Waltz, Jack O'Connell (II). Cast completo Titolo originale: Tulip Fever. Genere Drammatico - USA, Gran Bretagna, 2017, durata 107 minuti. Uscita cinema giovedì 6 settembre 2018 distribuito da Altre Storie.

In Italia al Box Office La Ragazza dei Tulipani ha incassato 153 mila euro .

 

GIOVEDI' 18 OTTOBRE 2018 - ORE 21

 

CI VUOLE UN FISICO

 

Alessandro ha un appuntamento con Francesca, la ragazza dei suoi sogni: un nove pieno, nella classifica ingenerosa che colloca le persone su una scala da uno a dieci in base al loro aspetto fisico. Anna ha un appuntamento con Pietro per cui ha perso trenta chili in tre mesi, proprio cercando di conformarsi a quel canone estetico che ha poco spazio per la differenza individuale. L'appuntamento di entrambi è fissato nello stesso ristorante di Modena, ma ad entrambi verrà data buca: il frequente destino di chi appartiene alla categoria "un po' sopra il brutto" e molto sotto la sicurezza di sé, cui appartengono sia Alessandro che Anna. Proprio dal reciproco incontro potrà (forse) scaturire quella consapevolezza di sé e quella sana attitudine a fregarsene delle apparenze (proprie e altrui) che apre la porta alle relazioni di qualità.

 

Alessandro Tamburini, diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia, ha raccontato la sua storia di trentenne goffo e imperfetto (con il coraggio di girare "con le tette al vento", come cantava il suo concittadino Guccini) prima in un cortometraggio pluripremiato e ora in un lungometraggio che è una commedia romantica lieve e profonda.

 

Al suo fianco c'è Anna Ferraioli Ravel, anche lei diplomata al CSC, capace di gestire con grazia tanto il registro comico quanto quello drammatico. Insieme costituiscono una strana coppia che si imbarca in un road movie interno alla città un po' alla Qualcosa di travolgente (Tamburini assomiglia vagamente a Jeff Daniels) un po' alla Dogfight, con la differenza che qui i protagonisti si equivalgono dal punto di vista estetico ed esistenziale, e rimangono riconoscibilmente italiani.

La credibilità - nelle interpretazioni, nei dialoghi, nelle svolte narrative - è la carta vincente di Ci vuole un fisico, e la sua marcia in più è la costruzione di una sceneggiatura (di Tamburini insieme a Ciro Zecca e Gianluca Ansanelli) i cui eventi sono concatenati l'uno all'altro in maniera drammaturgicamente responsabile, facendo accadere continue piccole cose mai improbabili o eclatanti che portano fluidamente la storia alla sua naturale conclusione, saggiamente sospesa verso un futuro ancora incerto, ma dotato di ottime premesse.

Alessandro e Anna, contrariamente a molti dei giovani protagonisti delle commedie italiane contemporanee, sono intelligenti e dotati di un eloquio sofisticato (senza sconfinare nel letterario) e la loro interazione deriva spontaneamente dalla costruzione corretta dei rispettivi personaggi. La regia di Tamburini è pulita e onesta come Alessandro, senza grilli per la testa o grandi velleità autoriali, concentrata sui due protagonisti e sulla loro progressiva evoluzione sentimentale.

Il difetto del film è la lunghezza, nel senso che questa storia minima ha sicuramente funzionato come corto e probabilmente funzionerebbe meglio come mediometraggio: ma il circuito delle sale, così come quella società ingenerosa che non tollera la diversità, non ha spazio per le misure intermedie. Dunque ben venga l'estensione appena sotto la durata convenzionale di una commedia, se serve a portare al pubblico questa storia gentile e ad assicurare un futuro professionale a Tamburini e Ferraioli Ravel.

Regia di Alessandro Tamburini. Un film con Alessandro Tamburini, Anna Ferraioli Ravel, Francesca Valtorta, Niccolò Senni, Gianpaolo Fabrizio. Cast completo Genere Commedia - Italia, 2018, durata 80 minuti. Uscita cinema giovedì 3 maggio 2018 distribuito da CSC Production. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13

 

SABATO 20 OTTOBRE 2018 - ORE 21

DOMENICA 21 OTTOBRE 2018 - ORE 17.30 - 21.00

 

TUTTI IN PIEDI

 

Jocelyn mente tutto il tempo, ci prova tutto il tempo. Con tutte. Bionde, rosse, brune, indigene, straniere, alte, piccine, il catalogo è infinito e disparato. Appassionato corridore e playboy con azienda florida e Porsche fiammante, Jocelyn incontra Florence, una violinista con l'hobby del tennis costretta sulla sedia a rotelle. Un concorso di circostanze, affatto nobili e a cui proprio non riesce a sottrarsi, lo spingono a sedurla fingendosi paraplegico. Ma il sentimento che insorge improvvisamente per la donna complica dannatamente le cose e rimanda (troppo) a lungo il momento della verità. Colta e sensibile, Florence gli servirà un rovescio, costringendolo all'errore e alla resa totale.

 

Indimenticabile Patrick Chirac nella saga Camping, Franck Dubosc converte il Pastis in Champagne e debutta alla regia.

 

L'eroe delle commedie popolari francesi e di un cinema espansivo dirige una commedia romantica che riposa su una grande menzogna. Una menzogna che procede spedita verso il politicamente scorretto eludendo alla fine ogni insidia e trovando infine la sua misura.

Una donna paraplegica è (rischiosamente) al centro del dispositivo comico e del cuore del protagonista, consumato tombeur che adesso ha occhi solo per lei, unico e irripetibile oggetto del suo desiderio. Franck Dubosc, di nuovo mitomane e draguer, presta il fianco a un'alleata di peso dentro una commedia in cui circola qualcosa di frizzante e dolcemente balordo. Protagonista inavvertito del suo film, Dubosc ha cura di offrire ad Alexandra Lamy, saldamente in campo, una 'partitura' luminosa. Il suo personaggio avveduto e carismatico compensa a meraviglia la codardia trita del compagno di viaggio.

In pieno spirito post Weinstein e zelo riformista, è lecito chiedersi se sia ancora possibile giocare con lo stereotipo del dongiovanni misogino e ossessivo. Tutti in piedi denuncia e dissolve il gioco alla prima sequenza, quando Jocelyn attraversa l'aeroporto col suo fluire ricco e colorato di facce, occasioni e storie diverse che stimolano le sue performance da bugiardo gaglioffo, esaltando il posticcio e rimandando la verità (sentimentale). Jocelyn passa il suo tempo a mentire a se stesso per sfuggirsi e sfuggire la vita del cuore. A fornirgli lo scatto esplosivo sono d'altra parte le scarpe running che produce con successo e calza con disinvoltura. Almeno fino al giorno in cui incrocia Florence, eroina romantica e lucida che segna commedia e cuore di un seduttore impenitente.

Spostando lo sguardo dalla disabilità estroversa di lei a quella introversa di lui, Franck Dubosc fa i conti col proprio limite e con quello del suo personaggio, radicato in un padre maschilista, fanfarone e immemore (Claude Brasseur). Da par suo, Alexandra Lamy costruisce un ruolo che sfugge a ogni fatuo cliché e riconosce la complessità andando oltre la 'normalità' di Jocelyn.

A distinguere Tutti in piedi è lo stilnovismo tipico delle commedie degli anni Novanta, coi suoi innamorati goffi che sussultano alla vista della donna che decidono di pedinare. Concedendosi l'incongruenza sentimentale, il protagonista caccia, spia e si incanta letteralmente nella contemplazione di Florence che gioca a tennis o suona il violino. A lungo intravista o timidamente sbirciata, è lei il punctum, il segreto di un coinvolgimento emotivo, la scheggia conficcata a tradimento nel cuore e dentro deflagranti momenti comici.

La musica e il suo motivo dominante, una nuova canzone italiana sottoposta a invecchiamento ("Amore mio"), percorrono il film in un crescendo che introduce le origini materne del personaggio, sostiene la tensione comica e articola la meccanica celibe di Jocelyn. Scapolo incallito che seduce da una sedia a rotelle con grandi occhi (blu) di bambino affamato nei quali si disferà qualsiasi idea di meschinità. La crepa, esibita per la prima volta, trasfigura in struggente paradosso erotico nella piscina a scomparsa dove l'acqua come il desiderio si ritira e risale. Primo film d'amore di Dubosc, Tutti in piedi si congeda con un sentimento profondo di equilibrio raggiunto da un uomo e una donna sulla linea di arrivo. Una commedia che cade in piedi mantenendo un opportuno understatement e volgendo lo svantaggio in risorsa.

Regia di Franck Dubosc. Un film con Franck Dubosc, Alexandra Lamy, Elsa Zylberstein, Gérard Darmon, Caroline Anglade. Cast completo Titolo originale: Tout le monde debout. Genere Commedia - Francia, Belgio, 2018, durata 107 minuti. Uscita cinema giovedì 27 settembre 2018 distribuito da Vision Distribution.

 

GIOVEDI' 25 OTTOBRE 2018 - ORE 21

 

LUCKY

 

Alla soglia dei novant'anni Lucky tiene fede al suo nomignolo. Pur fumando un pacchetto di sigarette al giorno e bevendo alcolici, le sue diagnosi mediche sono impeccabili. Ma dopo una caduta comincia a temere la morte e la solitudine.
Quando in un film tutto è prevedibile, ma il fatto che lo sia non ha alcuna importanza. Lucky è un film di attori, anzi di attore: un Harry Dean Stanton alle prese con la performance di una vita, in cui infonde elementi autobiografici e schegge delle maschere indossate in passato. Una parabola sulla paura della morte e su come affrontarla per ritrovare interesse e stupore nella vita.

 

Un omaggio cinefilo a un'icona del cinema, la cui associazione con il deserto, che circonda la cittadina in cui il film è ambientato, rimanda immediatamente a Paris, Texas.

E insieme ad altre mille interpretazioni di una carriera lunghissima: come quelle con David Lynch - nessuna parentela con John Carroll Lynch, il regista di Lucky - che qui si ritaglia il ruolo di un altro anziano solitario, più eccentrico e meno cinico di Lucky, fissato con una testuggine centenaria fuggita di casa. Metafora forse ovvia, ma ottimamente gestita, di un mondo che sopravvive al passaggio dell'uomo, alla caducità di esistenze che si affannano a lasciare un segno indelebile.

Tra tumbleweed che rotolano e tartarughe che si trascinano, scorre un piccolo film in cui cinismo e sentimenti possono felicemente convivere. Dove il lucido ateismo del protagonista è destinato a smussarsi e scendere a patti con la paura del vuoto, senza per questo compromettere gli ideali di una vita. O in cui è possibile commuoversi senza avvertire la forzatura di uno script costruito per estrarre lacrime, come nella scena della festa di compleanno, gioiello di spontaneità, o in quella - che pare quasi un omaggio a Una storia vera - del ricordo di guerra condiviso con un redivivo Tom Skerritt. "Sentirsi soli e stare da soli sono due cose differenti" è solo una delle sentenze memorabili di un film semplice, schietto, all'antica, che si serve di un attore maiuscolo per zoomare su uno spicchio della vita, quello terminale, troppo spesso ignorato o trasfigurato in forme posticce.

Regia di John Carroll Lynch. Un film Da vedere 2017 con Harry Dean Stanton, David Lynch, Ron Livingston, Ed Begley Jr., Tom Skerritt. Cast completo Titolo originale: Lucky. Genere Drammatico - USA, 2017, durata 88 minuti. Uscita cinema mercoledì 29 agosto 2018 distribuito da Wanted.

In Italia al Box Office Lucky ha incassato 89,8 mila euro .

 

 

SABATO 27 OTTOBRE 2018 - ORE 21.00

DOMENICA 28 OTTOBRE 2018 - ORE 15.00 - 17.30 - 21.00

 

GLI INCREDIBILI 2

 

Mr Incredibile, Elastigirl e Siberius ci hanno provato a farsi riamare dalla gente, a dimostrare la propria utilità alle istituzioni, ma non c'è stato niente da fare: fuorilegge erano e fuorilegge rimangono. Non la pensa così, però, il magnate Winston Deavor, da sempre grandissimo fan dei Super, che intende perorare la loro causa e ha scelto Elastigirl come frontwoman per l'impresa. Convinto che il problema sia di percezione, grazie alle invenzioni della sorella Evelyn vuole dotare Helen di una telecamera per mostrare alla gente il suo punto di vista.

 

Elastigirl sale alla ribalta mentre Mr Incredibile siede in panchina, in attesa di tornare in azione, alle prese con le paturnie adolescenziali di Violetta, la matematica di Flash e i sorprendenti superpoteri del piccolo Jack Jack.

 

Il più strabiliante superpotere di Gli Incredibili 2 è quello di tenere incollati, far sorridere e far sghignazzare, intenerire e soddisfare, nonostante il primo film avesse già fatto tutto questo quattordici anni fa e lo avesse fatto meglio. La miscela è fatta di grandi réprise e di piccole novità, cui si aggiunge un citazionismo evidente ma non invadente, spesso interno al mondo Pixar.

L'azione riprende dove si era interrotta: i Super hanno avuto la loro occasione ma la sprecano, lasciando scappare Il Minatore (che fugge letteralmente fuori dal film, perché non se ne ha più traccia), lo spauracchio è ancora una volta quello di una vita normale, con un lavoro normale, ma un altro fan solletica la loro voglia di avventura e il loro desiderio di legittimazione. Un riccone che offre loro una villa à la Toni Stark (registicamente perfetta per le esplosioni di Jack Jack e le sue scorribande notturne oltre la grande vetrata), il cui padre (che assomiglia a Steven Spielberg) ha perso la vita senza mai smettere di "credere" nei supereroi e nella loro bontà. Ci sono cose a cui noi, invece, non crediamo fin dal primo momento, e questo è problema, ma l'originalità non è e non può più essere la priorità del film. C'è anche un nodo, il terrorismo ideologico di chi si oppone all'ipnosi collettiva e alla dittatura dei media, che resta solo abbozzato, ma altrove invece ci sono, a bilanciare il tutto, più sfumature relazionali, più ritmo, qualche ottima battuta e una lotta a quattro zampe in giardino che è spettacolo nello spettacolo.

La bellezza degli Incredibili alla loro prima apparizione stava tutta nello scarto che faceva misurare con gli altri film di supereroi, e quello purtroppo si è andato riducendo, ma Gli Incredibili 2 prova un'altra cosa: che la famiglia ideata da Brad Bird è nel suo insieme una creatura mutaforma, capace di cambiare rimanendo se stessa, adatta ad una serializzazione che in fondo è scritta da sempre nel suo DNA fumettistico.

Regia di Brad Bird. Un film Da vedere 2018 con Amanda Lear, Ambra Angiolini, Bebe Vio, Isabella Rossellini, Orso Maria Guerrini. Cast completo Titolo originale: The Incredibles 2. Genere Animazione - USA, 2018, durata 118 minuti. Uscita cinema mercoledì 19 settembre 2018 distribuito da Walt Disney.

Al Box Office Usa Gli incredibili 2 ha incassato nelle prime 12 settimane di programmazione 604 milioni di dollari e 180 milioni di dollari nel primo weekend.